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Nel primo e secondo articolo della serie dedicata a “Che fine fanno i cavalli da corsa a fine carriera”, abbiamo annunciato la creazione, in Australia, di uno specifico programma di rieducazione alla sella a loro dedicato, oltre l’entità dell’industria delle corse in quel paese. Abbiamo visto anche a cosa servirà il passaporto digitale che seguirà il cavallo australiano dalla nascita fino alla sua morte per tracciare i cambi di proprietà e residenza e le diverse fasi della riabilitazione seguite con successo.
“In linea con la sua filosofia ed avvalendosi di cavalli “salvati” provenienti da situazione critiche di abbandono o maltrattamento, opportunamente riabilitati, la scuderia Unicorno vuole rimarcare il concetto che un animale “dismesso” è in realtà una creatura dalle molteplici qualità, che trova la sua serenità nel sentirsi comunque utile in attività a contatto relazionale con altri individui, sia essi di diverse specie, attraverso la proposta di attività socialmente utili, nel pieno rispetto della loro natura ed individualità, riconoscendone l’alto valore sociale"...
LA COSA MIGLIORE che si può fare per ovviare l’istaurarsi di stereotipie è seguire la regola di “Prevenire piuttosto che curare”,. In altre parole è fondamentale favorire le relazioni sociali tra cavalli.
La risposta più diffusa, “ il cavallo fuori si fa male! ”; certo, perché non è abituato e perché lo mettiamo sempre da solo e lui da solo non ci vuole stare!! Ci vuole un po’ di pazienza, bisogna trovare i binomi che vadano d’accordo e non bisogna lasciarli in una landa desolata dove non c’è niente da brucare...
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